Paolo Giaccone era un medico legale, uno specialista. Faceva spola tra il Policlinico e il Palazzo di Giustizia. Collaborava alle autopsie quando bisognava indagare su un omicidio, soprattutto di mafia. L'11 agosto del 1982, esattamente 30 anni fa, il medico venne brutalmente ucciso tra i viali dell'ospedale in cui prestava servizio. Ad attenderlo tre uomini. Uno era appostato dentro una 126 e faceva il "palo", altri due erano in piedi, armati. Lo freddarono con diversi colpi di pistola, scavalcarono il muro di cinta e si dileguarono con la loro moto di grande cilindrata.
La verità sui motivi dell'uccisione venne fuori in seguito alle dichiarazioni di un pentito: Giaccone fu ucciso perché si rifiutò di modificare il risultato di una perizia. Doveva scrivere nell'esito che l'impronta digitale trovata a Bagheria, dopo l'uccisione di quattro uomini, non era di Salvatore Rotolo, della cosca di Corso dei mille. Il killer fu condannato all'ergastolo, ma per questo "sgarbo" ricevuto chiese vendetta. Paolo Giaccone è un eroe dell'antimafia, un medico che non si è piegato alla prepotenza mafiosa, nonostante la paura che probabilmente e umanamente lo attanagliava, nonostante le pressioni fossero continue e arrivassero "dall'alto". Rimase, in vita e in morte, un medico con la "schiena dritta". Il Policlinico di Palermo porta da qualche anno, con orgoglio, il suo nome.
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