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Agenzia di Stampa Italpress

E se Battiato non fosse assessore ma ''superconsulente''? Lo staff di Crocetta vaglia l'ipotesi

Non c'è un gioco di parole per tutto ciò che riguarda l'esperienza di Franco Battiato come assessore nella giunta di Rosario Crocetta. Per prendere a prestito un titolo dalla discografia dell'artista catanese nel momento in cui l'entourage del presidente starebbe cercando di trovare un modo per fare sì che la natura dell'incarico affidatogli sia da "superconsulente", si potrebbe però parafrasare dicendo che si prova a non fare sentire Battiato come "Un cammello in una grondaia", come recita l'album del 1991.

Trovare un escamotage però non è facile senza cadere nel tanto vituperato gioco delle consulenze esterne, a cui troppo spesso i passati governi sono ricorsi; in attesa di un atto ad hoc  che eviti fraintendimenti al presidente potrebbe rimanere la delega al Turismo, mentre al "superconsulente" la gestione di tutto ciò che è Cultura. Di questo potrebbero discutere domani vis à vis Crocetta e Battiato, incontrandosi in tarda mattinata o nel pomeriggio a Palazzo d'Orleans.

Vale comunque ricordare che quando a Crocetta è stato chiesto se gli impegni artistici di Battiato (con una tournee a breve in partenza) siano conciliabili con l'incarico di assessore al Turismo, il governatore ha puntualmente risposto che nulla ostava. Dal canto suo Battiato però ha sempre fatto i dovuti distinguo, seppur non mettendo mai in dubbio la partola data: per primo che non voleva essere appellato "assessore" ma sempre e comunque col suo nome di battesimo, secondo che il suo impegno sarebbe stato rigorosamente gratuito. Contando anche l'allergia alla politica nel senso classico del temine, propria dell'uomo d'arte e di cultura.